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Sarà viziato o capriccioso? Quante regole dare ad un figlio e come darle!!!

Categoria: Genitori e figli | Sotto categoria: Bambini Inserito il 2021-01-01 00:00:00


Sarà viziato o capriccioso? Quante regole dare ad un figlio e come darle!!!

Questo discorso preoccupa un po’ tutti i genitori ed è per questo che qui offro qualche consiglio pratico su come comportarsi a seconda della fascia di età del bambino:
bimbi che hanno meno di un anno;
bimbi che hanno più di un anno;
bimbi dai 3 anni in poi.


Per i bimbi che hanno meno di un anno.

Quando è appena nato il bimbo piange per esprimere i suoi bisogni, siano essi fisici o emotivi (fame, sete, pannolino sporco, bisogno di rassicurazione, etc.).

Non abbiate quindi paura di viziarlo solo perché accorrete al suo pianto! Il pianto non è certo un capriccio :-) è il suo modo di comunicare ed è l’unica modalità che può usare per esprimere una richiesta d’aiuto.
È anzi molto importante quando il bambino è molto piccolo offrirgli tempestivamente una risposta: solo soddisfacendo i suoi bisogni il bambino impara ad avere fiducia nel mondo circostante!
È importante che impari che alla sua richiesta segue sempre una risposta: questo lo renderà più sicuro dell’amore dei genitori e questa sicurezza nel tempo si trasformerà in una maggiore sicurezza in se stesso.

Il bimbo che viene lasciato piangere molto spesso si abitua a non piangere più perché la sua richiesta non verrà ascoltata,
piangere è inutile e quindi si rassegna.
Ma questo non è affatto positivo. :-(

Quello che ritengo si possa fare è non creargli altri bisogni! :-)

Chiarisco con un esempio: se il bimbo sta nel suo lettino e non piange non c’è bisogno di accorrere e di tirarlo su!
Lasciamolo pure stare tranquillo… gli invieremo così il messaggio che può anche stare per un po’ da solo e che non deve per forza aver bisogno delle costanti attenzioni e coccole dell’adulto.

Per i bimbi che hanno più di un anno.

Solo a partire da un anno il bambino comincia a piangere anche per protesta (ad esempio di fronte ad un divieto) o per frustrazione (quando tenta e ritenta ma non riesce a fare qualcosa) e non più solo per un bisogno fisiologico.

A questa età il bimbo è in grado di comprendere un divieto e cioè capisce che ci sono cose che può fare e altre che non gli sono concesse tant’è che di fronte ad un “no” si blocca ma non comprende il perché di un divieto (neanche se glielo spiegate!) e questo ha una motivazione fisiologica (ancora non si sono sviluppate alcune aree del cervello).

È quindi inutile rimproverarlo con rabbia se si comporta in un modo che secondo voi è sbagliato perché il bambino non capirà il motivo, né del rimprovero né della vostra rabbia!
Non è vero quindi che con bontà, calma e pazienza il bambino si vizierà…semplicemente non è ancora il momento per irritarci con lui e preoccuparci che sia maleducato o capriccioso.
Arriverà il momento in cui potremmo esigere dal bambino alcuni comportamenti.
Quello che si può fare per ora è dire di “no” con fermezza e moderazione (pochi).

Se sta facendo qualcosa che non volete che faccia più che sgridarlo cercate di distrarlo in modo che si interrompa!
(ad esempio sta toccando un vaso con i fiori? Fategli vedere un pupazzo o qualsiasi cosa lo incuriosisca cosicché lasci il vaso e venga da voi!).

Cerchiamo di dosare le sue frustrazioni perché da un lato servono per la sua crescita, dall’altro, quando sono troppe, lo scoraggiano.
Mi spiego meglio.
È importante mettere dei limiti ai bimbi ma mettere troppi divieti rischia di frustrare troppo il bambino e di generare in lui paure inutili.
Cioè se i richiami sono continui il bimbo sente un’ansia eccessiva e questo lo renderà insicuro e ansioso, ostacolando il raggiungimento dell’autonomia e spegnendo il suo desiderio di esplorare e il suo spirito d’iniziativa.

Inoltre se il genitore afferma in continuazione “Stai attento!”, “Fermo!”, “Così no!”, “Non sporcarti!”, “Non toccare”, etc. il figlio smetterà di ascoltare! cioè se i richiami sono troppi non sono più credibili e perdono valore agli occhi del bambino!

Prima di dire “no” chiediamoci se è veramente pericolosa quell’azione. Se per esempio siamo al parco chiedetevi se gli state dicendo “no” perché sta facendo una cosa pericolosa o perché poi si sporca il pantalone e dovete lavarlo! :-)
Permettetegli di muoversi e sperimentare anche se vuol dire sporcarsi!

Usate quindi il tono di allarme solo quando c’è un pericolo reale
(ad esempio sta attraversando la strada, sta toccando il forno caldo, etc.) e non quando sono situazioni non realmente pericolose
(ad esempio sta toccando un soprammobile, ha aperto il rubinetto dell’acqua in bagno, sta mettendo i piedi in una pozzanghera o le mani nella terra, etc.). Gli sarà chiaro in questo modo quali sono le situazioni che lo mettono in pericolo da quelle che sarebbe meglio evitare.


Cercate di rendere il più possibile la casa a misura di bambino eliminando tutti i possibili pericoli presenti altrimenti saremo costretti a dire “no” in continuazione limitando la sua curiosità, voglia di esplorazione e di autonomia:
cioè è bene che il bimbo senta la possibilità di muoversi liberamente, esplorare, scoprire e sperimentare senza andare incontro a continui divieti! :-)

Questo vuol dire mettere i detersivi e i medicinali in alto in modo che non possa arrivarci o metterli in un posto che possa essere chiuso senza il rischio che lo apra; eliminare oggetti piccoli o che possono rompersi e piante; chiudere con un cancelletto l’accesso alle scale; coprire le prese della corrente e gli spigoli con dei dispositivi che si trovano in vendita nei negozi per i bimbi piccini; togliere sedie e tavolinetti a cui il bimbo può aggrapparsi tirandoseli addosso; etc.

Quello che potete fare se trasgredisce una regola è mostrargli che vi dispiace e che disapprovate il suo comportamento ribadendo la regola (anche molte volte se necessario!).

Dai 3 anni in poi.

A 3/4 anni è meno difficile accettare un divieto soprattutto se ne viene spiegata la motivazione perché ora il bambino ne comprende meglio il significato!
A questa età diventa proprio necessario argomentare un divieto, spiegarne le motivazioni e non imporgli le regole senza lasciare spazio alla discussione.

Questo è il momento in cui il bambino può imparare (se glielo insegniamo) ad immedesimarsi negli altri e a capirne le ragioni e i sentimenti. Attraverso l’empatia imparerà a giudicare le cose non più solo dal suo punto di vista.
Non solo, a questa età il bambino prende consapevolezza che si può far male e impara a valutare la pericolosità delle situazioni.
È qui molto importante adottare un atteggiamento fermo e deciso di fronte a situazioni di rischio.
A questa età dovrebbe acconsentire almeno alla metà delle richieste equilibrate e sensate dei genitori senza troppe polemiche.

A 6 anni dovrebbe aver imparato che quando il genitore dice no è meglio interrompere il capriccio perché tanto non ottiene niente! :-)

Nota per tutte le età.

Picchiare un bimbo, anche solo con uno schiaffo, o lievemente non serve mai a nulla! Le botte sono dannose dal punto di vista psicologico e non hanno nessun valore educativo: insegnano solo a sottomettersi quando si ha paura.
Stesso discorso vale quando etichettiamo un bimbo dicendogli “stupido”, “cretino”, etc.: non servono per farvi ascoltare e sono molto dolorose per il bambino (anche quando non sembra affatto!)

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